
L'occhiale "di design"
Immaginiamo di chiedere a Dante Alighieri di dipingere la Gioconda e a Leonardo da Vinci di scrivere la Divina Commedia.
Al di là della fantasia, e del gap di qualche centinaio di anni, poter fare questo esperimento potrebbe portarci a riflettere su un argomento molto attuale oltre che riservarci qualche sorpresa.
Dante e Leonardo sono stati geni assoluti in due Arti fondamentali come la letteratura e la pittura.
Che cosa succederebbe se invertissimo le parti? Cosa farebbe Dante con un pennello in mano e cosa Leonardo con una penna? Probabilmente se la caverebbero discretamente, vista la raffinatezza e l’intelligenza di ognuno, ma certamente non potrebbero superare la bravura dell’altro.
La penna e il pennello sono solo strumenti e il risultato di un’opera dipende dall’abilità di chi li impugna o, meglio, dalla mente che li comanda.
Oggi penna e pennello sono stati sostituiti, anche in campo artistico, da uno strumento o, meglio, da programmi digitali studiati per la scrittura o il disegno. Sempre di strumenti si tratta e la differenza fra i diversi risultati, siano essi libri o immagini, dipende sempre da chi li utilizza, da chi pensa.
Uno strumento, sia esso rudimentale come una penna d’oca intinta nell’inchiostro o evoluto come un programma di scrittura, è senza vita, non ha alcuna importanza e non rappresenta un ostacolo al pensiero; se la Divina Commedia fosse stata scritta con Word non penso sarebbe risultata “più divina” e per le velature e l’effetto di profondità e luce che solo Leonardo era capace di fare, non c’è Photoshop che tenga!
Usiamo la parola per esprimere pensieri, una matita per tracciare un disegno, una penna per scrivere, una stampante 3D per realizzare un oggetto tridimensionale, ma senza una testa pensante qualsiasi strumento diventa inutile (come non citare lo scalpello e il martello di Michelangelo?)
Dove voglio arrivare?
Chi non ha l’arte, non conosce il mestiere o chi manca di esperienza come può pensare di colmare le lacune attraverso uno strumento?
Tutti possono fare tutto?
Qualsiasi manufatto parte da un progetto e bisogna conoscere molto bene sia il prodotto sia i materiali con cui farlo.
Il mio lavoro, per esempio, è fatto prevalentemente di progettualità e quando non possedevo un computer, per esprimere quello che avevo in mente usavo matita e pastelli colorati, perciò impiegavo molto tempo per realizzare un disegno. Oggi ho un Mac che mi aiuta (che sia benedetto Steve Jobs) e la stesura dei miei disegni fila veloce e più precisa. Ma ora, come allora, penso, immagino, cerco la soluzione estetica (e produttiva) nella mia testa. Qualsiasi programma di disegno non mi aiuterebbe in questo!
Perciò non è vero che con una macchina tutti possono fare tutto. L’idea, il progetto, la capacità di andare oltre con la fantasia non sono cambiati rispetto al passato. La creatività unita all’esperienza, il modo con cui si guarda il mondo, il nostro vissuto, sono ciò che ci differenzia gli uni dagli altri. Ho visitato decine di fabbriche e in ognuna di esse c’è un certo numero di centri di lavoro a controllo numerico, spesso di uguale marca e modello, ma il prodotto finale non è mai lo stesso. Perché?
E’ la cultura del prodotto che fa la differenza ossia l’insieme delle conoscenze che si hanno su quell’oggetto o su uno specifico processo produttivo. In questo senso un occhiale non è fatto solo da due cerchi, un ponte e due aste. È una cosa complessa e anche trattare il materiale con cui si decide di realizzarlo necessita di competenze specifiche.
Le maestranze sono il patrimonio di più prezioso che un’azienda possa avere; sono persone esperte, hanno inventato cose, studiato processi, risolto problemi e superato ostacoli e, soprattutto, hanno ancora la memoria del lavoro fatto a mano quando le lime (e l’olio di gomito) erano i soli strumenti a disposizione per incominciare a realizzare un progetto. Sono persone che hanno imparato il mestiere da chi è venuto prima e hanno impiegato anni per raggiungere livelli di eccellenza.
Gli stessi argomenti valgono anche per gli Ottici-Optometristi. Se mi trovassi dietro a un forottero e i miei occhi venissero ispezionati dalla luce dello schiascopio, vorrei che a maneggiare e interpretare quegli strumenti fosse un professionista esperto. La sua competenza è preziosa per la mia vista, per il mio lavoro e per la qualità della mia vita. Non andrei mai da un produttore di occhiali per un esame della vista, come non andrei da un fabbro per farmi fare un mobile in legno.
La filiera dell’occhiale è una cosa complessa e ben strutturata e quella italiana è forse la migliore, la più ricca e la più completa del mondo. Il “dietro le quinte” dell’occhialeria è pieno di professioni e mestieri che si tramandano nel tempo, di maestranze preziosissime che passano inosservate ai più; ci sono dei mondi dove i trucchi del mestiere vengono gelosamente, e giustamente, protetti. Senza nulla togliere alla figura altrettanto preziosa, complessa e importantissima dei professionisti della visione, con i quali condivido un titolo di studio, un po’ di anni dietro a un banco e in sala refrazione oltre che diverse migliaia di ore in laboratorio, faccio fatica a capire il pensiero di alcuni che, forse credendosi dei Leonardo del Duemila, si appropriano della penna di Dante per realizzare una commedia (con la minuscola e non divina).
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