L'occhiale "di design"


Cos’è? Chi sa tracciare i confini del concetto di design”? Come deve essere un occhiale per rientrare in questa categoria? Deve essere strano, controtendenza, appariscente, costoso, di nicchia? E qual è allora, il suo contrario? La forma banale, il colore spento, il prezzo basso, la distribuzione di massa?

No, c’è qualcosa che non torna. Troppo semplice….

Premetto che penso sia difficile ingabbiare un concetto così ampio in categorie prestabilite, ma vediamo comunque di fare un po’ di ordine e partiamo dall’inizio.
Ogni occhiale, bello, brutto, ben fatto o fatto male, inventato e persino copiato, deve essere disegnato, così come qualsiasi oggetto prodotto da un’industria.
Ma bisogna fare ancora un passo indietro. Prima del progetto, del disegno, della realizzazione, ci sono il pensiero, l’idea e un obiettivo da raggiungere che è, nella logica del mercato, vendere il prodotto.
Lo scenario che si presenta al designer prima di “mettere il cervello a cuocere” è quello di raccogliere un bel numero di dati per avere ben chiaro in che direzione andare.
Ha a che fare con il committente, l’azienda che decide il progetto, gli obiettivi di vendita, il posizionamento sul mercato, il target di riferimento e poi il prezzo, le quantità da produrre, la comunicazione, la distribuzione, l’assistenza, ecc. e con il produttore, che produce, risolve le criticità del progetto adattandolo alla realizzazione in serie, che concorre alla razionalizzazione delle fasi produttive e collabora con il designer e il committente per raggiungere gli obiettivi in modo ottimale, insieme.
Normalmente il produttore viene individuato prima o durante la progettazione, soprattutto se questa comporta soluzioni complesse o l’utilizzo di materiali particolari.
Talvolta i produttori sono più di uno, quando, ad esempio, l’occhiale è composto da più materiali.

Senza la definizione di tutti questi elementi il designer non può lavorare.
Il lavoro consiste in una sintesi di tutti i dati aggiungendo due ingredienti fondamentali (se no, il designer a cosa serve?): la sua fantasia-genialità-sensibilità (il talento) e la sua abilità-conoscenza-esperienza (la competenza).

Il designer non è un artista. E’ un interprete.
Più è competente e talentuoso, più il suo lavoro sarà valido. Il suo stile, il suo concetto di bellezza e la sua sensibilità per i colori saranno la sua firma, più o meno riconoscibile.

Fatte queste premesse può sembrare semplice definire un occhiale di design.
Nel comune senso del termine possono rientrare nella categoria linee di occhiali con un concetto di carattere, con un disegno insolito o con uno stile riconducibile alla filosofia dell’azienda che li propone. Normalmente non seguono le tendenze moda di massa oppure contengono qualche diavoleria tecnica che ne migliora (non sempre!) la portabilità o l’elasticità, ecc.
Altro connotato che in genere si considera è il prezzo: se è caro è di design.
Commercialmente deve anche essere made da qualche parte, se in Italy meglio.
Tutto qui?

Fra i tanti occhiali che osservo, alcuni sono bellissimi, carissimi e poco diffusi, ma fatti male (calzata sbagliata o aste non confortevoli).
Altri sono pazzi, a buon mercato, diffusissimi, hanno una calzata perfetta, ma una qualità del materiale o una finitura non all’altezza.
Vado avanti: brutti, cari, materiali eccezionali e vendutissimi, ma scomodissimi.
E ancora, poco venduti, ma molto pubblicizzati, materiali economici, lavorazioni appena passabili e un disegno stupendo.

Che confusione!

La mia idea di design è quello che contiene anche la bontà, nel senso di buon design, in linea con la piacevolezza dell’insieme. Compro un occhiale che mi piace, il cui colore si armonizza con me, la cui calzata non è uno schiaffo e i cui materiali sono rispettati per quali sono. Compro un occhiale che mi faccia sentire bene, che mi faccia vedere bene, che mi rappresenti o che dica agli altri chi sono o cosa voglio sembrare, che abbia un prezzo onesto.  Questo, per me, è buon design. Perché lo riconosco, perché mi fa pensare che dietro a quel prodotto ci sono teste che lo hanno pensato e mani che lo hanno costruito. Quando non percepisco questo e ho tra le mani un prodotto che avrebbe potuto fare chiunque, senza un’anima, senza un perché, quello non è un occhiale di design.

Ci vuole esperienza e sensibilità e conoscere un minimo i processi produttivi, per saper riconoscere un buon design da uno cattivo (sì, cattivo!) e poi parlarne, capire, confrontare, riflettere, osservare, toccare il prodotto. Proporlo ai clienti per i suoi contenuti significa conoscerli e per conoscerli bisogna parlarne con le aziende, chiedere, essere curiosi. Solo così si prende coscienza di ciò che viene proposto e si è più liberi e mirati nell’acquisto.
Il buon progetto si può riconoscere. La qualità superiore si può capire, non essendo altro che la somma di competenze e di talenti dei designer e degli artigiani della produzione; è il risultato della visione dei committenti, della bravura dei comunicatori, della conoscenza dei venditori, della gentilezza degli addetti all’assistenza.
Il buon design è un insieme fatto di cultura, valori, etica, è vendere cose buone. Oltre il prezzo e oltre il nome.